STORIA DEI MONCADA

Curiosità storico-leggendaria

  Quando si parla dei Moncada diversi illustri genealogisti concordano nel descrivere in maniera particolare l’origine del nome di questa potente famiglia imparentatasi nei secoli con molte Case reali d’Europa. Tutto avrebbe origine da Dapifero, figlio di Teodone duca di Baviera. Il personaggio voleva creare nella zona della Catalogna una sorta di sbarramento agli attacchi dei Mori. Così, nell’area di Sardana (che ha dato origine anche all’omonima ballata folcloristica della Catalogna) avrebbe fatto scorrere delle catene fra le vette di due alture. Da allora prese il nome Montecateno, poi Montcada, infine Moncada.

 

Storia della famiglia Moncada

  La famiglia, di origine spagnola, si è trapiantata in Sicilia con Guglielmo Raimondo I venuto nell’isola al seguito del Re Pietro III d’Aragona che lo investì del Marchesato di Malta e Gozo. I Moncada, fautori dei re aragonesi, avversarono la parte che voleva l’indipendenza: Guglielmo Raimondo III rapì la regina Maria dal Castello Ursino di Catania, per consegnarla al rappresentante di Pietro IV, che l’aveva destinata sposa al nipote Martino (1379). Questi, sposatosi con Maria nel 1391, gli conferì il gran giustizierato di Sicilia ma, essendosi Guglielmo Raimondo III poi ribellato, lo privò di tutti i beni (1397). La fortuna della famiglia risorse con la regina Bianca di Navarra, la quale fu salvata dalle minacce di Bernardo Cabrera dal figlio di Guglielmo Raimondo III, di nome Giovanni. Questi, devoto ad Alfonso d’Aragona che lo onorò in molti modi, morì nel 1452. Per lo stesso Alfonso combatté il nipote di Giovanni, Guglielmo Raimondo, conte di caltanissetta, che fu fatto prigioniero a Ponza.(1435). Precedentemente era stato al governo della Sicilia in nome dello stesso Alfonso (1429-30).  Morì a Ciminna il 26 aprile 1465. Il cugino di lui, Guglielmo Raimondo V, nato da Giovanni e da Andreana Estanoller, conte di Adernò, fu maestro giustiziere del regno; il figlio di questo, Giovanni Tommaso, fu più volte presidente del regno di Sicilia dopo la morte del viceré Urrea (1475), quando il conte di Prades andò in Sardegna per sedarvi i tumulti del 1478,  di nuovo nel 1479 e da ultimo nel 1494 alla morte del viceré Fernando de Acuna. Giovanni Tommaso, inoltre, lasciò fama di letterato. Suo figlio Guglielmo Raimondo VI fu anch’egli presidente del regno di Sicilia nel 1509 e morì nel 1510. Dai suoi figli Antonio e Federico discesero rispettivamente i rami dei principi di Paternò e dei principi di Monforte, che continuano tuttora.

Nei due rami si distinsero vari personaggi come viceré, maestri giustizieri o presidenti del regno. Fu personaggio di particolare rilievo Luigi Guglielmo (* Palermo 1614 † Madrid 4.3.1672), 5° Principe di Paternò, 7° Duca di Montalto, 2° Duca di Bivona, Conte di Caltanissetta, 2° Conte di Sclafani, 2° Conte di Caltabellotta, 11° Conte di Adernò con le terre di Centorbi e Biancavilla, Conte di Collegano; fu Presidente del Regno dal 1635 al 1637 e viceré ad interim del Regno di Sicilia fino al 1639 (anni in cui provvide a rafforzare le difese della città di Palermo, facendo erigere la Porta Montalto e facendo fortificare Porta Felice e Porta Carini; fu Viceré di Sardegna nel 1647 (periodo in cui si adoperò per reprimere alcune rivolte, come quelle di Masaniello a Napoli e di D’Alesi in Sicilia);  nominato Viceré di Valenza nel 1657; ebbe l’ordine del Toson d’Oro; fu Commendatore di Belvis della Sierra, tre volte Grande di Spagna, Generale della Cavalleria del Regno di Napoli e maggiordomo maggiore di re Carlo; infine, nel 1667, divenuto vedovo, da Alessandro VII fu nominato cardinale.
Dai Principi di Monforte si staccarono diversi rami e, tra questi, quello dei Calvaruso che possedettero i principati di Larderia, Alcontres, Cassano, Calvaruso, Collereale, Montereale, Sperling, Rosolini, la ducea di Archirafi.

 

Arma 

  Blasonatura: inquartato; nel 1° e 4°, di nero, con un leone coronato d’oro; nel 2° e 3°, fusaio in banda d’argento e d’azzuro (Baviera); sopra il tutto: partito nel 1° di rosso con otto bisanti d’oro, due su due; nel 2° di rosso con quattro pali d’oro (Aragona).
Mantello e corona di principe, cimata da un leone passante e coronato d’oro, la testa rivoltata.

 

Motto: Et Simili Semper